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Fast Radio Burst e ambienti estremi: c’è un legame?

Fast Radio Burst e ambienti estremi: c’è un legame?

Cosa si cela dietro ai brevi lampi di onde radio che ci arrivano dal cosmo? Per rispondere a questa domanda un team di ricercatori ha effettuato uno studio approfondito, scoprendo un importante indizio sull’ambiente che circonda i misteriosi Fast Radio Burst (FRB). I dati sono stati raccolti concentrandosi su FRB 121102, l’unico lampo radio che sia stato visto riaccendersi. I risultati mostrano che questa sorgente si trova immersa in un ambiente estremo, con campi magnetici tra i più intensi mai osservati. Lo studio è stato pubblicato sull’ultimo numero della rivista Nature e presentato durante il meeting dell’American Astronomical Society in corso a Washington.

«Ho dovuto rileggere un paio di volte la mia email per digerire l’informazione», racconta Victoria Kaspi della McGill University, prima autrice dell’articolo. «Continuavo a pensare: “Non è possibile, non può essere”. Abbiamo trovato qualcosa che si trova in un contesto decisamente estremo, e questo contesto potrebbe essere alla base di un fenomeno che è uno dei più grandi misteri dell’astrofisica contemporanea». Kaspi ha aggiunto che questo studio rappresenta un enorme passo avanti nella comprensione dei lampi radio brevi, flash di onde radio della durata di frazioni di secondo, ma molto più luminosi e potenti di quelli già noti, come ad esempio gli impulsi emessi dalle pulsar.

FRB 121102 è particolarmente interessante perché è l’unico FRB ad essere stato osservato emettere più di un lampo radio e il primo per il quale sia stata identificata una posizione accurata nel cielo. Nonostante la sua consistente distanza da noi, circa tre miliardi di anni luce, i ricercatori sono riusciti a catturare preziose informazioni sull’ambiente che lo circonda. Grazie ai dati raccolti dall’Osservatorio di Arecibo e dal Green Bank Telescope, gli scienziati hanno potuto dimostrare che la luce radio proveniente da questo FRB arriva a noi dopo aver attraversato una regione altamente magnetica dello spazio, dove è presente plasma. L’ipotesi principale che spiega le osservazioni è che nei dintorni del FRB si trovi un buco nero con una massa che va da 10 a 100 milioni di volte quella del Sole. In questo caso i lampi potrebbero provenire da una stella di neutroni vicina al buco nero e con un intenso campo magnetico. Altri modelli prevedono la presenza di una nebulosa altamente magnetizzata e prodotta dai venti di una pulsar, oppure un residuo di supernova alimentato da una giovane stella di neutroni.

Questa scoperta apre un nuovo dilemma sulla questione FRB: questi oggetti sono un prodotto dell’ambiente che li circonda? «Avere un oggetto estremo in un ambiente estremo è solo una coincidenza? I FRB emettono intensi lampi di onde radio e non sappiamo perché questo avvenga. Forse l’ambiente contribuisce al meccanismo che produce le esplosioni», dice Kaspi. Siamo ancora lontani dall’aver raggiunto un quadro completo su questi misteriosi oggetti, ma sicuramente la scoperta di Kaspi e collaboratori fornisce un tassello in più per le future ricerche.

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