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Il pianeta X non è necessario

Il pianeta X non è necessario

Vi ricordate il pianeta numero 9, o meglio il pianeta X? È stato alle cronache dell’astrofisica del 2017. L’ipotesi era che le strane orbite di alcuni oggetti celesti siti nelle parti più lontane del nostro sistema solare, fossero dovute alla presenza di uno sconosciuto nono pianeta (essendo Plutone riconosciuto come un pianeta nano). Secondo però un recente studio queste “bizzarre” orbite possono invece essere spiegate dalla forza gravitazionale combinata di piccoli oggetti in orbita attorno al Sole nella fascia oltre Nettuno.

La spiegazione alternativa proposta dai ricercatori dell’Università di Cambridge e dall’università americana di Beirut, si basa sull’ipotesi di un disco composto da piccoli corpi ghiacciati con una massa complessiva fino a dieci volte quella della Terra. Tali forze gravitazionali, combinate con un modello semplificato del sistema solare, possono spiegare l’insolita architettura orbitale esibita da alcuni oggetti alle estremità esterne del sistema solare.

La nuova teoria non è la prima a proporre che forze gravitazionali prodotte da un disco massiccio fatto di piccoli oggetti eviti la necessità “esistenziale” di un nono pianeta, è però la prima in grado di spiegare le caratteristiche significative delle orbite osservate tenendo conto della massa e della gravità degli altri otto pianeti nel nostro sistema solare. Questo è quanto spiega lo studio su The Astronomical Journal.

Oltre l’orbita di Nettuno si trova la fascia di Kuiper, che è costituita da piccoli corpi rimasti dalla formazione del sistema solare. Nettuno e gli altri pianeti giganti influenzano gravitazionalmente gli oggetti nella fascia di Kuiper e oltre, collettivamente noti come oggetti transnettuniani (TNO), che orbitano il Sole su percorsi quasi circolari in quasi tutti i piani orbitali.

Tuttavia, gli astronomi hanno scoperto alcuni misteriosi “fuorilinea”, oggetti, circa una trentina, con orbite fortemente ellittiche e che condividono tra loro lo stesso orientamento spaziale. Questa scoperta, non potendo essere spiegata dall’architettura tipo del sistema solare ad otto pianeti, ha fatto ipotizzare la presenza del pianeta X, che dovrebbe avere una massa di circa dieci volte quella terrestre, situato lontano, ai confini del sistema solare da dove influirebbe l’orbita dei TNO.

Jihad Touma, dell’Università americana di Beirut, e il suo ex allievo Antranik Sefilian hanno modellato le dinamiche spaziali complete dei TNO con l’azione combinata dei pianeti esterni giganti e un disco esteso e esteso oltre Nettuno. I calcoli del duo, che è nato da un seminario all’Università americana di Beirut, hanno rivelato che un tale modello può spiegare le particolari orbite di alcuni TNO. Gli autori della ricerca sono stati in grado di identificare i parametri minimo-massimo di massa del disco, la sua eccentricità e la velocità di precessione, che riproducevano fedelmente le orbite TNO anomale.

«Se rimuovi il pianeta nove dal modello e invece permetti un sacco di piccoli oggetti sparsi su una vasta area, le attrazioni collettive tra questi oggetti potrebbero altrettanto facilmente spiegare le orbite eccentriche che vediamo in alcuni TNO», afferma Sefilian, che è un Gates Cambridge Scholar e membro del Darwin College.

I primi tentativi di stimare la massa totale di oggetti oltre Nettuno hanno fino ad ora sommato solo fino a circa un decimo della massa della Terra. Tuttavia, affinché i TNO abbiano le orbite osservate e che non ci sia alcun Pianeta X, il modello proposto da Sefilian e Touma richiede che la massa combinata della Fascia di Kuiper valga almeno dieci volte la massa della Terra.

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