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    Categorie: cosmo

Europa, luna di Giove: la Terra come possibile sorgente di vita

L’idea che la vita possa viaggiare attraverso lo spazio, conosciuta come panspermia, ha catturato l’immaginazione degli scienziati per decenni. Di solito, si pensa che la vita sia giunta sulla Terra da fonti esterne, come meteoriti, asteroidi o comete. Tuttavia, un nuovo studio pubblicato il 16 giugno 2026 sull’International Journal of Astrobiology offre una prospettiva completamente diversa: e se fosse stata la Terra a “inseminare” altri corpi celesti?

Zaza Osmanov, ricercatore presso la Free University of Tbilisi e l’E. Kharadze Georgian National Astrophysical Observatory, ha presentato un’analisi dettagliata di questo scenario, che ha definito “problema della panspermia inversa”.

Il suo studio si concentra su Europa, la luna ghiacciata di Giove, che si trova a oltre 600 milioni di chilometri dalla Terra. Europa è già considerata uno dei luoghi più promettenti del Sistema Solare per la ricerca di possibili forme di vita: sotto la sua spessa crosta di ghiaccio si cela un vasto oceano di acqua salata liquida – che contiene il doppio dell’acqua presente in tutti gli oceani terrestri – potenzialmente ricco degli elementi chimici essenziali per sostenere la vita.

Osmanov struttura la sua analisi attorno a tre domande chiave: i granuli di polvere contenenti batteri possono sfuggire al campo gravitazionale della Terra, e in che quantità? Possono atterrare su Europa senza essere distrutti dall’impatto? E, se riescono ad atterrare, possono penetrare la spessa crosta di ghiaccio e raggiungere l’oceano liquido sottostante?

Il viaggio inizia nell’alta atmosfera. Granuli di polvere delle dimensioni di un milionesimo di metro, dunque abbastanza piccoli da ospitare al loro interno batteri di dimensioni simili, vengono trasportati in quota dalla turbolenza atmosferica. A circa 150 km di altitudine, una collisione con polvere cosmica può imprimere loro una velocità di 14 km/s, superiore alla velocità di fuga terrestre: abbastanza per sfuggire definitivamente all’attrazione gravitazionale del nostro pianeta. Una volta lontani dalla Terra, questi granuli viaggiano a circa 8,4 km/s: per dare un’idea, quasi dieci volte la velocità di un proiettile. Questo processo si sarebbe ripetuto ininterrottamente per tutti i 3,5 miliardi di anni in cui la vita semplice esiste sulla Terra.

Dopo aver lasciato la Terra, i granuli vengono spinti dalla pressione della luce solare, attratti dalla gravità di Giove e frenati dalla tenue materia che permea lo spazio interplanetario. Quando arrivano nei pressi di Europa, viaggiano a circa 20 km/s: una velocità che, per quasi tutte le particelle, renderebbe l’impatto con la superficie ghiacciata istantaneamente letale. Solo quelle che arrivano radenti, quasi parallele alla superficie come una pietra che rimbalza sull’acqua, riescono a sopravvivere senza surriscaldarsi al punto da distruggere i batteri al loro interno. In pratica, una su trecento ce la fa.

Nonostante questa percentuale minima, la scala del fenomeno è tale da ribaltare ogni intuizione. Ogni secondo, le collisioni con la polvere cosmica nell’alta atmosfera terrestre lanciano nello spazio una quantità di granuli difficilmente immaginabile – un numero con diciannove cifre – e circa 300 milioni di essi raggiungono la superficie di Europa. Una volta atterrati, i batteri sopravvissuti non restano intrappolati nel ghiaccio: le enormi forze di marea esercitate da Giove fratturano continuamente la crosta, aprendo varchi attraverso cui il ghiaccio può fondersi e trascinare i microbi verso l’oceano sottostante. Un processo lento, ma inesorabile.

Sommando i contributi di miliardi di anni, Osmanov stima che il numero totale di particelle potenzialmente cariche di vita giunte su Europa nel corso della storia della Terra sia paragonabile al numero di molecole contenute in una manciata di qualsiasi sostanza, una quantità che i chimici chiamano “una mole”. Si tratta di un numero talmente elevato da rendere, secondo l’autore, non trascurabile la probabilità che la vita terrestre abbia effettivamente raggiunto l’oceano di Europa, a condizione che le condizioni biochimiche siano compatibili con i microrganismi di origine terrestre.

Questa affascinante teoria rende ancora più importanti le prossime missioni di esplorazione del sistema gioviano. La missione Europa Clipper della Nasa, lanciata il 14 ottobre 2024 e con arrivo previsto ad aprile 2030, effettuerà 49 sorvoli ravvicinati della luna, equipaggiata con nove strumenti scientifici, tra cui un radar capace di penetrare il ghiaccio, spettrometri, un magnetometro e strumenti termici con il compito principale di scoprire se Europa ha le condizioni adatte per sostenere la vita. Si tratta della più grande navicella spaziale mai realizzata dalla Nasa per una missione planetaria.

In parallelo, Europa è al centro della missione Juice (Jupiter Icy Moons Explorer) dell’Esa, lanciata nell’aprile 2023. Juice beneficia di un forte contributo dell’Agenzia Spaziale Italiana con strumenti progettati e realizzati in Italia: il radar Rime, in grado di penetrare il ghiaccio fino a 9 km di profondità, la camera ottica Janus e lo strumento di radio scienza 3GM. Tra il 2030 e il 2034, la sonda effettuerà sorvoli ravvicinati delle lune ghiacciate di Giove, tra cui alcuni passaggi dedicati a Europa, prima di entrare in orbita attorno a Ganimede, la luna più grande del Sistema Solare, diventando così il primo veicolo spaziale ad orbitare attorno a una luna diversa da quella terrestre, per studiarne le condizioni favorevoli alla vita.

Mentre aspettiamo con curiosità i dati provenienti da queste straordinarie sonde, lo studio di Tbilisi ci invita a riflettere su un’idea tanto semplice quanto audace: la Terra potrebbe non essere un sistema isolato, ma un potenziale donatore di vita nel vasto oceano cosmico.

Crediti: immagine generate dal team editoriale utilizzando l’IA a scopo illustrativo

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Stefania Arena: Solo laureata in Scienze Politiche con indirizzo politico internazionale e ho conseguito il diploma di traduttrice. Ho inoltre approfondito la mia formazione con diversi master in comunicazione, pubbliche relazioni e gestione eventi, che mi hanno permesso di acquisire strumenti pratici e strategici per il coordinamento e la promozione di attività istituzionali e culturali. Lavoro in ASI dal 2001, ho maturato una solida esperienza nell'organizzazione e gestione di eventi, ricoprendo anche il ruolo di capo settore. Attualmente sono responsabile dell'Ufficio Relazioni Esterne, occupandomi di coordinamento, comunicazione e gestione dei rapporti istituzionali. Amo viaggiare e amo molto il mare, fonti per me di ispirazione, equilibrio e crescita personale.