X
    Categorie: robotica

Robot ‘Transformers’ esplorano la Luna

Si ispira al mondo dei giocattoli il nuovo mini rover lunare giapponese Sora-Q, una piccola sfera metallica grande come il palmo di una mano, capace di trasformarsi e di muoversi autonomamente sulla superficie della Luna. Nato dalla collaborazione tra Jaxa e il produttore di giocattoli Tomy, che da decenni perfeziona la linea di trasformabili più famosa e iconica al mondo – i transformers – questo minuscolo veicolo porta sulla Luna un’idea progettuale che unisce creatività ludica e ingegneria spaziale: un rover mutaforma ispirato ai giocattoli sferici che si trasformano in veicoli su ruote.

Ma può un robot in scala centimetrica operare in ambienti extraterrestri complessi, dove ogni grammo e ogni milliwatt diventano una sfida? Secondo uno studio pubblicato su Science Robotics sì: il team, guidato da Daichi Hirano di Jaxa, descrive nel dettaglio come Sora-Q sia riuscito, nonostante vincoli severi di potenza computazionale, capacità della batteria e prestazioni di locomozione, a orientarsi, acquisire immagini e completare un’esplorazione autonoma attorno al lander, dimostrando che anche una piattaforma così piccola riesce a svolgere compiti scientifici reali sulla superficie lunare.

Conosciuto anche come Lev-2, Sora-Q ha raggiunto la Luna a bordo della missione Slim nel 2024, diventando il primo robot giapponese ad aver scattato fotografie dalla Luna e aprendo la strada a una nuova generazione di robot esploratori leggeri, compatti, versatili e modulari.

L’idea alla base del progetto nasce da una collaborazione inusuale, in un’epoca in cui competenze apparentemente lontane finiscono spesso per convergere. Jaxa ha, infatti, coinvolto l’azienda giapponese di giocattoli trasformabili Tomy per progettare un mini rover che potesse viaggiare verso la Luna in forma compatta e poi dispiegarsi una volta raggiunta la superficie. Il risultato è un piccolo guscio sferico che, dopo il rilascio dal lander, si apre e rivela ruote, telecamere e un sistema di stabilizzazione posteriore. Il meccanismo di trasformazione non è l’unico congegno che deriva direttamente da innovazioni sviluppate da Tomy per i suoi giochi: le ruote sfruttano un’innovazione pensata per garantire trazione anche su terreni soffici come la regolite – la sabbia che ricopre il suolo lunare – mentre l’asse di rotazione decentrato permette al rover di avanzare senza impantanarsi nella sabbia lunare, uno degli ostacoli principali per i microrobot.

Le criticità maggiori dovute alle dimensioni ridotte del veicolo – le batterie sono minuscole, i processori hanno capacità limitate e la trasmissione diretta verso la Terra sarebbe troppo dispendiosa – sono state superate grazie a un approccio collaborativo: Sora-Q ha operato in coppia con Lev-1, un secondo mini rover che ha svolto il ruolo di ponte radio, raccogliendo i dati e inviandoli al centro di controllo. In questo modo, Sora-Q ha potuto dedicare tutta la sua energia alla navigazione e alla raccolta di immagini, muovendosi attorno al lander e documentandone l’ambiente circostante. In poco più di cento minuti di attività ha inviato fotografie ad alta risoluzione e ha dimostrato che l’esplorazione autonoma è possibile anche con piattaforme estremamente ridotte.

Il valore scientifico dell’esperimento va oltre la prova tecnica. Lo studio mostra che robot di pochi centimetri possono affiancare i rover tradizionali, riducendo costi e rischi e aprendo la strada a flotte di piccoli esploratori capaci di lavorare insieme. La collaborazione con l’industria del gioco evidenzia come soluzioni nate per il divertimento possano trovare applicazioni reali nel settore spaziale, trasformando creatività e ingegneria ludica in strumenti per la ricerca e l’esplorazione, contribuendo a ridefinire il modo in cui immaginiamo e costruiamo i robot del futuro.

Guarda il video sul meccanismo di dispiegamento e movimento del rover (Crediti: Jaxa / Tomy Company / Sony Group Corporation / Università Doshisha):

 

Immagine in alto: Sora-Q, dalla configurazione sferica si trasforma in rover per attraversare efficacemente i terreni soffici dopo l’allunaggio. Crediti: D. Hirano

 

👉 Seguici anche sul nostro canale WhatsApp! 🚀
Germana Galoforo: Germana Galoforo è Primo Tecnologo presso l'Agenzia Spaziale Italiana, dove da oltre 20 anni cura, progetta e gestisce iniziative educative e di divulgazione tecnico-scientifica in ambito spaziale, oltre a eventi ispirazionali per i giovani, a livello nazionale e internazionale. Dopo la Laurea con lode in Scienze della Comunicazione presso l'Università Sapienza di Roma, ha conseguito il titolo di Dottore di Ricerca in Marketing e Comunicazione d'Impresa presso l'Università IULM di Milano, dove ha successivamente svolto un periodo di docenza e ricerca. È stata responsabile delle attività educative per sette missioni di astronauti italiani a bordo della Stazione Spaziale Internazionale e, attualmente, ricopre l'incarico di responsabile del Settore Education e Outreach di ASI. È delegata italiana presso l'Advisory Committee on Education dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA), di cui è stata anche Presidente. È inoltre autrice di numerosi articoli e pubblicazioni scientifiche.