La settimana scorsa, durante un evento al Johnson Space Center, la Nasa ha annunciato il profilo della missione Artemis 3, che prevede test di aggancio in orbita terrestre bassa tra la navetta Orion di Lockheed Martin, con equipaggio a bordo, e due prototipi di lander lunari.
Si tratta dei modelli selezionati dall’agenzia nell’ambito del programma Human Landing System: lo Starship Hls di SpaceX e il Blue Moon Mark 2 di Blue Origin. Entrambi saranno coinvolti in una simulazione di rendezvous analoga a quella prevista per le future missioni con allunaggio.
Prima della prova in orbita, i lander dovranno adeguarsi agli ultimi aggiornamenti definiti dalla Nasa riguardo l’architettura dei sistemi di atterraggio, che introducono nuovi profili operativi pensati per semplificare alcune fasi e favorire l’avanzamento dello sviluppo.
Successivamente, uno dei due verrà selezionato per Artemis 4, attualmente indicata come la prima tappa del programma in cui è prevista la discesa degli astronauti sul suolo lunare, con una finestra di lancio per ora programmata per il 2028.
Nel caso di SpaceX, la modifica più rilevante riguarda il profilo di missione della Starship, che verrà impiegata sia come lander lunare sia come stadio per l’iniezione translunare (Tli), la manovra necessaria a inviare il veicolo dall’orbita terrestre verso la Luna.
Secondo il nuovo schema, l’aggancio tra Orion e Starship avverrà in orbita terrestre bassa, invece che nella Near Rectilinear Halo Orbit (Nrho), un’orbita lunare di ‘parcheggio’ pensata nelle prime versioni del progetto. Una volta effettuata la manovra, seguirà il trasferimento verso un’orbita lunare bassa, dove Starship si separerà per avviare la fase di discesa verso la superficie lunare.
Jessica Jensen, vicepresidente per le operazioni con i partner e l’integrazione di SpaceX, ha spiegato che questa scelta è migliore della precedente perché offre più sicurezza agli astronauti: in caso di problemi si può abortire la missione e farli rientrare rapidamente, essendo vicini alla Terra. Inoltre, si risparmia carburante dato che questa nuova procedura consente di adottare una traiettoria più diretta verso la Luna.
La Nasa ha anche sottolineato che il nuovo profilo riduce alcuni requisiti legati alla permanenza prolungata in orbita lunare in attesa delle operazioni di rendezvous.
La versione di Starship prevista per Artemis 3 sarà basata sul modello V3, con l’aggiunta di un adattatore di attracco e un numero limitato di modifiche specifiche per la configurazione lunare.
Anche Blue Origin, con le nuove direttive, ha avviato importanti aggiornamenti al suo Blue Moon.
La principale modifica riguarda l’eliminazione del ‘transporter’, un veicolo aggiuntivo inizialmente concepito per immagazzinare propellenti criogenici accumulati in orbita terrestre bassa e trasportarli verso la Luna per rifornire il lander Blue Moon.
Al suo posto, l’azienda utilizzerà stadi di trasferimento derivati dal modello senza equipaggio Blue Moon Mark 1. Secondo la Nasa, questa scelta elimina alcuni elementi tecnologicamente complessi della configurazione precedente e consente una maggiore flessibilità nella definizione delle fasi di missione.
Scondo quando dichiarato da Blue Origin, la produzione del modulo equipaggio Blue Moon Mark 2 destinato ad Artemis 3 è già in corso, insieme allo sviluppo degli altri sottosistemi del veicolo.
La Nasa ha sottolineato che le modifiche introdotte per entrambi i sistemi rientrano in un percorso di revisione complessiva del programma Artemis, con l’obiettivo di rendere più efficienti alcune fasi operative e supportare il progresso verso le future missioni lunari con equipaggio.
Guarda anche una video-scheda che racconta quali sono gli obiettivi previsti per Artemis 3: 👉
Immagine in alto: i due ‘Sistemi di Atterraggio Umano’ (Human Landing System, Hls) selezionati dalla Nasa per il programma Artemis. A sinistra lo Starship Hls di SpaceX, a destra il Blue Moon MkII di Blue Origin
Crediti: Nasa