Per molto tempo gli impatti di asteroidi sono stati considerati soprattutto eventi distruttivi, capaci di provocare estinzioni di massa e profonde trasformazioni ambientali. Ora, una nuova ricerca sulla Terra primordiale suggerisce che questi cataclismi cosmici potrebbero aver svolto anche un ruolo ‘costruttivo’, creando le condizioni favorevoli all’origine della vita.
Tra circa 4,6 e 3,5 miliardi di anni fa, durante gli eoni Adeano e Archeano, il nostro pianeta era molto diverso da quello che conosciamo oggi. La Terra era più calda e la sua crosta era costituita prevalentemente da rocce basaltiche. E proprio in quel periodo, subì un incessante bombardamento cosmico.
Ricostruire i remoti capitoli della storia terrestre non è semplice. Le rocce più antiche conservate oggi sulla Terra hanno un’età inferiore ai 4 miliardi di anni e gran parte delle tracce geologiche di quell’epoca è andata perduta. Gli indizi più affidabili sono quelli ricavabili indirettamente, come i campioni lunari e la superficie della Luna, ancora oggi ricoperta da crateri che testimoniano la violenza di quel periodo.
Ma quali sono stati gli effetti di questi impatti sulla crosta terrestre primitiva? Utilizzando sofisticati modelli numerici, un gruppo di ricercatori ha simulato collisioni tra la Terra e asteroidi di diverse dimensioni e velocità, ricostruendo differenti condizioni geologiche del pianeta, tra cui lo spessore della crosta, la temperatura interna e la presenza di oceani superficiali. I risultati mostrano che le onde d’urto generate dalle collisioni attraversavano la crosta spaccandola profondamente e aumentando la sua porosità. In altre parole, le rocce diventavano molto più permeabili, permettendo a fluidi e gas di circolare attraverso una fitta rete di fratture. Il calore residuo dell’impatto, combinato poi con l’elevata temperatura dell’interno terrestre, poteva alimentare sistemi idrotermali estesi e duraturi.
Secondo gli autori dello studio, il volume delle regioni rese permeabili dipendeva, oltre che dalla temperatura della crosta e dalla composizione delle rocce, soprattutto dall’energia dell’impatto: più grande e veloce era l’asteroide, più vasta risultava l’area fratturata. Le simulazioni hanno inoltre permesso di valutare l’effetto cumulativo di milioni di anni di bombardamenti. Prima di 4,3 miliardi di anni fa l’intera porzione superiore della crosta terrestre, fino a una profondità di circa 8 chilometri e in molti casi persino fino a 20 chilometri, veniva ripetutamente resa permeabile dagli impatti. Solo con il progressivo diminuire della frequenza delle collisioni, all’inizio dell’Archeano, la percentuale di crosta interessata scese sotto il 50 percento.
Il bombardamento asteroidale potrebbe dunque aver avuto un’influenza molto più profonda di quanto immaginato finora, modellando non solo la superficie del pianeta ma anche i processi sotterranei che potrebbero aver favorito la nascita della vita. Gli ambienti idrotermali sono infatti considerati tra i candidati più promettenti per ospitare la cosiddetta chimica prebiotica, cioè quell’insieme di reazioni che trasformò semplici molecole in sistemi sempre più complessi, fino alla comparsa delle prime forme viventi.
In apertura: rappresentazione artistica della Terra primordiale durante l’eone Adeano. Crediti: SwRI/Simone Marchi.
👉 Seguici anche sul nostro canale WhatsApp! 🚀