Il 5 giugno, la capsula Crew Dragon attraccata alla Stazione Spaziale Internazionale (Iss) è diventata per circa due ore un rifugio sicuro per i quattro membri della missione Crew-12 a bordo del laboratorio orbitante. La misura è stata adottata in via precauzionale in vista di un intervento di riparazione pianificato da Roscosmos per una perdita d’aria che affligge la Iss dal 2019.
Nasa, ritenendo l’intervento a rischio elevato, ha quindi ordinato all’equipaggio della Crew-12 e a Chris Williams della Nasa – arrivato a bordo della Soyuz MS-28 – di attivare la procedura di sicurezza denominata safe haven, rifugiandosi nella capsula Crew Dragon di SpaceX.
L’equipaggio è tornato poi alle normali operazioni a bordo della stazione quando Roscosmos ha deciso di non procedere con la riparazione strutturale, limitandosi a ulteriori ispezioni e analisi per pianificare un intervento successivo.
La presenza della perdita d’atmosfera è nota dal 2019, quando sono state identificate alcune crepe all’interno del tunnel di trasferimento che collega il modulo di servizio russo Zvezda, noto come PrK, alle navicelle cargo Progress. Si tratta di un problema che ha richiesto nel tempo continui interventi di monitoraggio e sigillatura da parte di Roscosmos, senza però una risoluzione definitiva.
All’inizio di giugno, durante le operazioni di carico della navicella cargo Progress 95, Roscosmos ha rilevato un aumento del tasso di perdita precedentemente osservato, arrivato a circa 0,9 chilogrammi al giorno, individuando anche nuove possibili aree di fuga.
Questo ha portato l’agenzia russa a ordinare ai due cosmonauti a bordo, Sergej Kud’-Sverčkov e Sergej Mikaev, di eseguire un’ispezione più approfondita e valutare un intervento di riparazione strutturale. Il nuovo approccio prevedeva anche il taglio di una staffa per accedere a un’area sospettata di essere la fonte della perdita, consentendo così ulteriori verifiche.
Nasa ha però giudicato il metodo proposto potenzialmente rischioso per la struttura circostante, ordinando quindi agli astronauti americani di rifugiarsi nella Crew Dragon mentre le operazioni erano in corso.
I cosmonauti, tuttavia, non hanno poi eseguito l’intervento strutturale nel PrK, scegliendo invece di effettuare ulteriori misurazioni e individuando così due possibili punti della perdita d’aria. Secondo quanto comunicato da Roscosmos, hanno quindi applicato del sigillante a una delle due aree sospettate di essere all’origine della perdita, mentre sull’altra sono ancora in corso verifiche e preparativi per la riparazione.
Poiché la procedura più invasiva non è stato infine eseguita, Nasa ha quindi autorizzato il ritorno dell’equipaggio alle normali attività a bordo della stazione.
Una vicenda che sottolinea come, con la Iss ormai sempre più vicina al pensionamento, previsto per il 2030, la manutenzione e la collaborazione tra le diverse agenzie spaziali siano elementi sempre più cruciali per garantirne la sicurezza e la continuità operativa.
Immagine in evidenza: la Iss immortalata dalla Crew Dragon Endeavour nel 2021. Crediti: Nasa