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Giro di boa per Juno

Giro di boa per Juno

Da sinistra a destra, questa sequenza di immagini è stata scattata  il 1 ° aprile 2018, mentre il veicolo spaziale eseguiva il suo dodicesimo volo ravvicinato di Giove . 
Crediti: NASA / JPL-Caltech / SwRI / MSSS / Gerald Eichstädt / Seán Doran

Appuntamento al 21 dicembre alle ore 05:48 del mattino in Italia quando la sonda Juno della Nasa sfreccerà a soli 5 chilometri dalle nuvole gioviane a una velocità di 207,287 km orari. Quel giorno Juno taglierà il traguardo del suo 16° passaggio ravvicinato– flyby- entrando ufficialmente nella seconda parte della missione, prolungata dalla Nasa fino al 2022.

Impegnata nello studio delle origini e dell’evoluzione del gigante gassoso, tra i principali obiettivi della missione l’analisi della struttura interna, della magnetosfera e la caratterizzazione delle aurore boreali , Juno ospita, tra i diversi strumenti scientifici, anche la JunoCam: «Le nostre sequenze time-lapse dei poli ci permettono di studiare le dinamiche dei cicloni circumpolari di Giove e studiare la struttura della Grande Macchia Rossa e la sua interazione con l’ambiente circostante». Commenta Candy Hansen, co-investigatore di Juno presso il Planetary Science Institute di Tucson, in Arizona.

Sul lato sinistro  Giove in colore approssimativo, mentre la stessa immagine a destra è stata elaborata per far risaltare il dettaglio e rivela quattro dei cinque cicloni circumpolari meridionali più il ciclone al centro.
Credits: NASA/JPL-Caltech/SwRI/MSSS/Björn Jónsson

La missione è aperta ai citizen scientists che hanno elaborato spettacolari immagini grazie al sito web dedicato. Come quelle realizzate da Gerald Eichstädt e Seán Doran nella quale rendono visibili i fili di foschia arancione di un disturbo tropicale a sud della Grande Macchia Rossa mentre la seconda foto, dello  scorso 6 settembre al quindicesimo flyby, è stata elaborata da Björn Jónsson e cattura i cicloni gioviani .

Lanciata da cape Canaveral- Florida- il 5 agosto 2011 la sonda Juno della Nasa ha raggiunto Giove il 5 luglio 2016. L’Italia  ha un ruolo di primo piano con due strumenti realizzati grazie al contributo dell’Agenzia Spaziale ItalianaJiram  (Jovian InfraRed Auroral Mapper) uno  spettrometro che ottiene immagini ed informazioni spettrali nell’infrarosso attraverso l’uso di un doppio piano focale, realizzato grazie al contributo scientifico dell’INAF e KaT (Ka-Band Translator), lo strumento di radioscienza che ha il compito di determinare la struttura interna del pianeta attraverso la misura del suo campo di gravità, realizzato grazie all’Università La Sapienza e alla società Leonardo.

 

 

 

 

 

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