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Hubble ritorna in pista

Hubble ritorna in pista

Ha avuto una fase di défaillance che ha fatto scattare uno stuolo di tecnici, impegnati al suo ‘capezzale’ giorno e notte per risolvere un problema ad uno dei suoi giroscopi: il ‘malato’ eccellente è Hubble, che lo scorso 5 ottobre si è messo in safe mode, facendo precipitare i componenti del team di missione nella sala di controllo del Goddard Space Flight Center della Nasa. Dopo poco più di tre settimane, il 27 ottobre, il telescopio Nasa-Esa si è rimesso in gioco ed ha dimostrato ai suoi ‘infermieri’ di esser guarito, realizzando il ritratto di un campo di galassie vicino al cosiddetto Quadrato di Pegaso nell’omonima costellazione. La foto è stata scattata dalla Wide Field Camera 3 ed è la prima ad essere prodotta dopo tre settimane di riposo forzato; il risultato si deve alla professionalità e allo spirito di sacrificio del team di missione, che ha lavorato su turni – 24 ore al giorno e anche nel weekend – pur di rimettere in sesto il telescopio.

Quando Hubble si è ‘sentito male’, ha interrotto le operazioni scientifiche e orientato i suoi pannelli verso il Sole, rimanendo in attesa di istruzioni dalla sua squadra di tecnici. Gli esperti si sono resi conto che il problema era dovuto al malfunzionamento di un giroscopio, che presentava un tasso di rotazione elevato oltre misura – circa 450 gradi all’ora, quando usualmente è meno di un grado. Un problema del genere non si era mai presentato e quindi il team ha dovuto attivare un giroscopio di riserva. Hubble è dotato di sei giroscopi e per svolgere le sue attività al meglio ne bisogno di tre: in oltre 28 anni di attività due su sei sono oramai inservibili, quindi quello utilizzato in questo frangente è l’ultimo backup. Il telescopio potrebbe operare anche con un solo giroscopio, ma sarebbe piuttosto limitato nello svolgimento delle operazioni scientifiche.

Il team della missione, cui si sono aggiunti altri specialisti in forza al Goddard, dopo intense giornate di prove, ha riscontrato che il problema probabilmente era dovuto a qualcosa che bloccava il giroscopio. Nel tentativo di rimuovere il blocco, gli esperti hanno eseguito una serie di procedure che hanno portato il giroscopio impazzito a riprendere gradualmente il normale tesso di rotazione. A questo punto, i tecnici hanno effettuato su Hubble l’upload di nuovi software di protezione e hanno simulato delle attività di osservazione per verificare che fosse tutto a posto. Il telescopio era ‘guarito’. Tutte le procedure messe in atto per rimettere in sesto Hubble sono state comunque utili anche per testare come lo storico osservatore potrebbe operare con un solo giroscopio, uno scenario che in futuro potrebbe presentarsi in considerazione della lunga durata della sua vita operativa.

Autore

Valeria Guarnieri

Nata in tempo utile per vivere sin dall'inizio il fenomeno Star Wars, lavora in ASI dal 2000 e dal 2011 si occupa di comunicazione web presso l'Unità Relazioni Esterne e URP dell'ente. Dedica la maggior parte del tempo libero alla montagna, suo grande amore.

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