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Giove in sequenza

Giove in sequenza
La sonda Juno ha catturato un’immagine time-lapse del Polo Sud del gigante gassoso durante il suo sorvolo ad una distanza compresa tra 137.264 e 200.937 chilometri.

Il polo sud di Giove in una nuova sequenza di immagini a colori, scattata da JunoCam – la camera ad alta risoluzione a bordo della sonda Juno della Nasa, durante il suo undicesimo flyby avvenuto lo scorso 7 febbraio. La sonda ha scattato il time-lapse a colori  quando sorvolava le turbolente nubi del gigante gassoso ad una distanza compresa tra 137.264 e 200.937 chilometri.

A prima vista, potrebbe sembrare la stessa immagine ripetuta più volte. Ma osservandola da vicino rivela delle lievi modifiche, che si notano più facilmente confrontando l’immagine all’estrema sinistra con l’immagine all’estrema destra. Anche se la sequenza mostra l’emisfero sud di Giove, cattura indirettamente anche il movimento di Juno. Lo scienziato del cittadino Gerald Eichstädt ha elaborato questa immagine (disponibile qui ad alta risoluzione) utilizzando i dati dall’imager JunoCam.

A bordo della sonda otto strumenti, tra cui i due esperimenti italiani realizzati con il supporto e il coordinamento dell’Asi. Si tratta della camera a infrarossi con lo spettrometro Jiram (Jovian InfraRed Auroral Mapper), uno strumento chiave di Juno, realizzata da Leonardo-Finmeccanica sotto la guida scientifica dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), e dell’esperimento di radioscienza KaT (Ka-band Translator/Transponder), realizzato da Thales Alenia Space, sotto la responsabilità scientifica della Sapienza Università di Roma. Il primo studierà la dinamica e la chimica delle aurore gioviane nel vicino infrarosso, il secondo invece analizzerà la struttura interna del pianeta, con l’obiettivo di mappare il campo di gravità di Giove. Lanciata il 5 agosto 2011 da Cape Canaveral e giunta nell’orbita di Giove il 4 luglio dello scorso anno (in Italia era il 5) – Juno ha il compito di studiare l’origine, l’evoluzione e la struttura interna del pianeta, la magnetosfera polare, l’origine del campo magnetico, l’abbondanza di acqua, la caratterizzazione dei venti nella bassa atmosfera e le quantità di ossigeno e azoto.

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