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Un ‘fossile’ stellare

Un ‘fossile’ stellare

Con i suoi 13,5 miliardi di anni è una decana cosmica e il suo ‘corpo’ è costituito in buona parte da materiali emessi durante il Big Bang: dietro questo identikit si nasconde 2Mass J18082002-5104378 B, una minuscola stella a bassa metallicità al centro di un nuovo studio, pubblicato su The Astrophysical Journal (articolo: “An Ultra Metal-poor Star Near the Hydrogen-burning Limit”). La ricerca è stata coordinata dalla Johns Hopkins University di Baltimora e ha visto la partecipazione degli osservatori Carnegie in California e dell’università australiana Monash; gli autori hanno basato il loro lavoro sui dati di una campagna di osservazioni svolta con i telescopi Magellan Clay e Gemini South, ambedue in Cile.

La stella in questione, oltre alla vetustà e alla scarsa presenza di elementi metallici, presenta un’altra caratteristica degna di nota: fa parte del disco sottile della Via Lattea, vale a dire la regione della galassia in cui si trova anche il Sole. Questo dato, secondo i ricercatori, rende concreta la possibilità di considerare il vicinato galattico più antico di almeno 3 miliardi di anni rispetto a quanto ritenuto in precedenza. 2Mass J18082002-5104378 B, quindi, potrebbe appartenere alla prima generazione di stelle, nate subito dopo il Big Bang e costituite interamente da idrogeno, elio e piccole quantità di litio. Successivamente, nel nucleo di questo gruppo di astri si sono formati elementi più pesanti che poi si sono sparpagliati nell’Universo quando le stelle hanno terminato il loro ciclo vitale come supernove. Gli astri della generazione seguente, quindi, presentano una maggiore quantità di elementi metallici, che aumenta nei successivi cicli evolutivi di nuove stelle.

L’estrema scarsità di elementi metallici ha fatto guadagnare a 2Mass J18082002-5104378 B un record: ne possiede all’incirca la stessa quantità di Mercurio, a differenza del Sole che, ben più giovane, ne ha l’equivalente di 14 volte il pianeta Giove. Inoltre, la stella fa parte di un sistema binario che orbita intorno ad un punto comune ed è la più piccola del sistema; la sua compagna più grande e luminosa era stata precedentemente scoperta da un altro team di studiosi, che però aveva ipotizzato la presenza, nel piccolo sistema, di una stella di neutroni o di un buco nero. Gli autori del paper, non convinti di questa ipotesi, hanno effettuato degli approfondimenti e hanno scoperto 2Mass J18082002-5104378 B, aggiungendo un nuovo tassello alla storia più remota dell’Universo. Infatti, fino ad una ventina di anni fa, gli astronomi erano convinti che durante i ‘primi passi’ del cosmo si fossero formate solo stelle massicce, ritenute non osservabili perché si esauriscono in un arco di tempo breve dal punto di vista astronomico. Le attuali e più sofisticate simulazioni, invece, hanno evidenziato che, in talune situazioni, possano ancora esistere stelle di quel periodo così lontano e dotate di una massa bassa; anzi, è proprio quest’ultima caratteristica a garantire loro un’esistenza più lunga. La scoperta di 2Mass J18082002-5104378 B, quindi, schiude nuovi scenari di ricerca soprattutto per quanto riguarda la possibilità di osservare stelle veterane.

Autore

Valeria Guarnieri

Nata in tempo utile per vivere sin dall'inizio il fenomeno Star Wars, lavora in ASI dal 2000 e dal 2011 si occupa di comunicazione web presso l'Unità Relazioni Esterne e URP dell'ente. Dedica la maggior parte del tempo libero alla montagna, suo grande amore.

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