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Foto di gruppo per la Nebulosa Tarantola e i suoi vicini

Foto di gruppo per la Nebulosa Tarantola e i suoi vicini

GRANDE NUBE DI MAGELLANO/Il telescopio Vst dell’Eso ha realizzato, con un dettaglio senza precedenti, un’immagine di questa regione affollata che comprende anche cluster stellari e resti di supernove

Valeria Guarnieri30 maggio 2018

Si trova a circa 160mila anni luce di distanza dalla Terra, nella costellazione del Dorado, fa parte della Grande Nube di Magellano ed è nota per essere una delle regioni di formazione stellare più attive e scintillanti. È l’identikit della Nebulosa Tarantola, conosciuta anche come 30 Doradus, protagonista, insieme ai suoi ‘vicini cosmici’, di un ritratto corale scattato dal telescopio Vst (Vlt Survey Telescope) dell’Eso. La foto, che presenta una risoluzione inedita, è stata realizzata con lo strumento OmegaCam, una fotocamera a 256 megapixel in grado di impiegare quattro diversi filtri, tra cui uno progettato per isolare il bagliore scarlatto dell’idrogeno ionizzato.

La Nebulosa Tarantola, nella parte alta della foto, si estende per oltre 1000 anni luce e nel suo ‘cuore’ ospita Ngc 2070, un cluster stellare giovane ed extra large. Quest’ultimo è una regione caratterizzata da un tasso di formazione di nuovi astri molto intenso e il suo denso nucleo, classificato come R136, contiene alcune stelle considerate tra le più massicce e luminose sinora conosciute. Lo straordinario scintillio della nebulosa è stato osservato per la prima volta nel 1751 dall’astronomo francese Nicolas-Louis de Lacaille. Anche un altro cluster stellare risiede nella Tarantola: si tratta di Hodge 301, un ammasso âgé ritenuto la ‘casa’ di almeno 40 supernove, che hanno diffuso i loro gas per tutta la regione. Resti di supernova di particolare rilievo sono quelli designati con la sigla Snr N157B e si presentano come una sorta di bolla che racchiude l’ammasso stellare aperto Ngc 2060, osservato per la prima volta nel 1836 dall’astronomo britannico John Herschel.

Alla destra della nebulosa sono situati i resti della celebre supernova Sn 1987A, la prima ad essere scrutata con i moderni telescopi nel 1987 e la più brillante dal 1604, anno in cui fu osservata la cosiddetta Supernova di Keplero. Anche a sinistra della Tarantola sono presenti elementi di interesse, come il cluster stellare aperto Ngc 2100, scoperto nel 1826 dall’astronomo scozzese James Dunlop e caratterizzato dalla presenza di brillanti astri blu. Sotto la Nebulosa Tarantola, al centro della foto, è situato Ngc 2074cluster stellare scoperto da John Herschel, che ospita una massiccia regione di formazione di nuovi astri. In quest’area si trova anche il cosiddetto ‘cavalluccio marino’ della Grande Nube di Magellano, una colonna di polveri che si estende per circa 20 anni e il cui look ricorda appunto un ippocampo. In futuro, in un arco di tempo di milioni di anni, questa struttura è destinata a dissolversi per l’azione dei venti che derivano dai processi di formazione stellare.

Autore

Valeria Guarnieri

Nata in tempo utile per vivere sin dall'inizio il fenomeno Star Wars, lavora in ASI dal 2000 e dal 2011 si occupa di comunicazione web presso l'Unità Relazioni Esterne e URP dell'ente. Dedica la maggior parte del tempo libero alla montagna, suo grande amore.

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