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Plutone, dune al metano

Plutone, dune al metano

FASCIA DI KUIPER/Sulla superficie del pianeta nano individuate delle increspature probabilmente formate da granelli di metano ghiacciato. Lo studio pubblicato su Science

Valeria Guarnieri31 maggio 2018

Piccole onde che si susseguono ordinate sul bordo della Sputnik Planitia e sembrano infrangersi contro i bastioni rocciosi delle montagne che delimitano la pianura ghiacciata: si presentano così le formazioni geologiche recentemente individuate su Plutone, in base all’analisi dei dati della sonda New Horizons della Nasa, e classificate come dune. Le caratteristiche morfologiche di questa specifica area del pianeta nano sono state oggetto di uno studio, condotto da un team internazionale di geologi, fisici e planetologi e coordinato dall’Università di Plymouth. La ricerca, illustrata nell’articolo “Dunes on Pluto”, è stata pubblicata su Science.

Le immagini utilizzate dal gruppo di lavoro sono quelle scattate da New Horizons durante lo storico incontro con Plutone nel luglio 2015 e mostrano una serie di dune sul limitare della Sputnik Planitia, in un’area estesa meno di 75 km. Secondo i ricercatori, che hanno impiegato modelli spettrali e simulazioni numeriche, le dune probabilmente sono costituite da granelli di metano ghiacciato, rilasciati nell’atmosfera rarefatta del pianeta nano. I granelli, di dimensioni simili a quelle della nostra sabbia, deriverebbero da un processo di sublimazione e sarebbero stati trasportati sul bordo della pianura ghiacciata dai venti di Plutone, che raggiungono una velocità massima compresa tra 30 e 40 chilometri. L’aspetto inalterato delle dune e la loro connessione con il ghiaccio sottostante hanno indotto gli studiosi a ritenerle piuttosto recenti, in termini astronomici: dovrebbero essersi formate al massimo entro gli ultimi 500mila anni.

Gli autori del paper sono rimasti piuttosto sorpresi nel riscontrare la presenza di queste dune, dato che le particolari condizioni ambientali di Plutone (atmosfera rarefatta e temperature di superficie che si aggirano in media a -230°C) non sembrano prestarsi al movimento di sedimenti. Il team della ricerca ha ora in programma di condurre ulteriori approfondimenti sulle dune e più in generale sulla storia geologica del pianeta nano, che, a quasi tre anni dal rendez-vous con New Horizons, si conferma una realtà di notevole interesse per la comunità scientifica.

 

Autore

Valeria Guarnieri

Nata in tempo utile per vivere sin dall'inizio il fenomeno Star Wars, lavora in ASI dal 2000 e dal 2011 si occupa di comunicazione web presso l'Unità Relazioni Esterne e URP dell'ente. Dedica la maggior parte del tempo libero alla montagna, suo grande amore.

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