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Neutrini, una nuova vittoria per Einstein

Neutrini, una nuova vittoria per Einstein

ASTRONOMIA NEUTRONICA/Anche i neutrini ad alte energie rispetterebbero la relatività einsteiniana. Lo studio su Nature Physics coordinato dall’Mit

Giulia Bonelli 16 luglio 2018

Ancora una volta, Einstein aveva ragione. Dopo la rivoluzione scientifica portata dalle onde gravitazionali, rilevate alla fine del 2015 proprio nel centesimo compleanno della relatività generale, assistiamo oggi a un’altra, grande conferma delle intuizioni del fisico tedesco. Si tratta della scoperta, pubblicata su Science e diffusa in tutto il mondo lo scorso 12 luglio, dell’origine di un neutrino cosmico: un blazar, ovvero un buco nero molto massiccio e attivo al centro di una galassia, a 4.5 miliardi di anni luce da noi.

 

Ma in che modo questa straordinaria rivelazione, che secondo gli scienziati segna l’origine della cosiddetta astronomia neutrinica, darebbe ragione alle teorie di Einstein? A rispondere è un team di ricerca coordinato dal Massachussets Institute of Technology (Mit), secondo cui anche il neutrino cosmico nato nel blazar rispetterebbe uno dei pilastri della relatività speciale einsteiniana, la cosiddetta invarianza di Lorentz. In base a questo principio, le stesse leggi della fisica devono valere in qualunque direzione e in qualunque cornice di riferimento, a patto che l’oggetto osservato si muova a una velocità costante. Ad esempio, come conseguenza della simmetria di Lorentz la velocità della luce – 300mila chilometri al secondo – dovrebbe apparire la stessa a un astronauta in viaggio nello spazio o a una molecola in viaggio attraverso il flusso sanguigno. Eppure molti scienziati ritenevano che questo principio non potesse applicarsi a piccolissimi oggetti ad altissime energie: come i neutrini, ad esempio.

 

Il team di ricerca dell’Mit smentisce questa ipotesi, affermando che non solo i neutrini rispettano l’invarianza di Lorentz, ma sarebbero anche un’ulteriore prova della correttezza della relatività di Einstein. Insieme ai colleghi di IceCube – l’esperimento nel ghiaccio antartico che ha reso possibile la cattura del neutrino cosmico associato al blazar – gli scienziati hanno analizzato i dati raccolti per due anni dall’osservatorio, giungendo alla conclusione che non esiste alcuna violazione della simmetria di Lorentz. I risultati, pubblicati su Nature Physics, estendono al mondo delle alte energie i limiti della relatività einsteiniana, confermandone ancora una volta la solidità. “Le persone – commenta Janet Conrad, leader dello studio – amano i test delle teorie einsteiniene, anche se non saprei dire se la maggioranza faccia il tifo a favore o contro. Ma Einstein ha vinto questa partita, ed è incredibile pensare che la sua teoria della relatività sia così versatile.”

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