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Formazione planetaria ‘anticipata’

Formazione planetaria ‘anticipata’

STELLE E POLVERI/Le polveri intorno ad una stella cominciano ad addensarsi prima che l’astro sia giunto ad una fase di vita matura. Lo afferma un nuovo studio, basato sui dati di Alma e pubblicato su Nature Astronomy

Valeria Guarnieri 27 giugno 2018

Si trova nella costellazione del Toro, è ancora una ‘teenager’ ed è designata con l’arida sigla alfanumerica Tmc1A: è la stella, ancora in crescita, osservata con il telescopio Alma dell’Eso e protagonista di un recente studio dedicato alla formazione planetaria. La ricerca, condotta da un team di scienziati europei coordinato dall’Università di Leida, è stata illustrata nell’articolo “Evidence for the start of planet formation in a young circumstellar disk”, pubblicato su Nature Astronomy.

L’accrescimento delle particelle di polvere che si affollano vicino alle stelle è il primo passo nella formazione di nuovi pianeti e, in base alle scoperte degli ultimi anni nel campo degli esopianeti, si ritiene che quasi ogni astro abbia almeno un pianeta che gli orbiti intorno. Gli interrogativi che gli studiosi continuano a porsi in questo ambito riguardano i processi che portano alla formazione di nuovi pianeti e alla loro successiva diversificazione. Gli autori del paper, che hanno utilizzato sia i dati di Alma che modelli informatici, ipotizzano che la nascita dei pianeti possa avere inizio molto presto, quando la stella di riferimento è ancora in fase di formazione. Tmc1A è l’astro ‘giovanile’ preso in considerazione per lo studio e si trova ancora lontano dal raggiungere la sua massa finale: gli astronomi hanno evidenziato una forte mancanza della radiazione connessa al monossido di carbonio in una zona dalla struttura a disco, situata nei pressi della stella, e hanno pensato che il fenomeno sia dovuto alla presenza di grandi particelle di polvere.

I risultati delle osservazioni di Alma sono stati integrati con modelli informatici, che hanno consentito agli studiosi di dimostrare che le particelle in questione dovevano essere cresciute da un millesimo di millimetro ad un millimetro. Questa scoperta potrebbe essere utile anche per spiegare la nascita di pianeti giganti simili ai colossi del Sistema Solare, dato che solo i dischi protoplanetari agli albori contengono una massa sufficiente per dare luogo a corpi celesti di tale genere. Il gruppo di lavoro intende utilizzare questo metodo su altre stelle in crescita per verificare se esistano situazioni simili a quella di Tmc1A o se essa rappresenti un’eccezione.

Autore

Valeria Guarnieri

Nata in tempo utile per vivere sin dall'inizio il fenomeno Star Wars, lavora in ASI dal 2000 e dal 2011 si occupa di comunicazione web presso l'Unità Relazioni Esterne e URP dell'ente. Dedica la maggior parte del tempo libero alla montagna, suo grande amore.

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