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I cieli polverosi non fermano Curiosity

I cieli polverosi non fermano Curiosity

ROCCE MARZIANE/Nonostante la foschia, il rover prosegue le sue indagini sulle rocce della Vera Rubin Ridge e ha trovato anche il tempo di scattarsi un selfie

Valeria Guarnieri 7 settembre 2018

Cieli oscurati e rocce polverose: così si presenta Marte nell’ultimo scatto a 360° realizzato da Curiosity lo scorso 9 agosto, quando ancora infuriava la tempesta che dal 30 maggio ha investito il pianeta. La Vera Rubin Ridge (crinale di Vera Rubin), la zona dove si trova il rover della Nasa, è stata meno colpita dal fenomeno anche se foschia e depositi di polvere non sono mancati. Curiosity, rispetto al suo ‘collega’ Opportunity, non ha particolarmente risentito della perturbazione e, potendo contare su una batteria nucleare, ha proseguito imperterrito la sua attività di ricerca. La polvere ha formato solo un lieve strato sul deck del rover, visibile nel selfie (in alto) scattato dalla Mast Camera.

Nell’immagine si nota l’ultimo obiettivo del trapano di Curiosity, designato Stoer dal nome di una città scozzese nota per i sedimenti dove sono state effettuate importanti scoperte sulle prime forme di vita terrestre. Il prelievo effettuato dal rover ha fatto tirare un sospiro di sollievo al team della missione, visto che gli ultimi due tentativi non erano andati a buon fine a causa della resistenza dello strato roccioso. Curiosity non può determinare il livello di durezza dei target da esaminare e quindi i tecnici del Jet Propulsion Laboratory della Nasa devono procedere con cautela, facendo delle stime delle tipologie di terreno.

Nel caso del crinale in questione, gli scienziati avevano ipotizzato la presenza di rocce particolarmente dure su una cengia e, al di sotto di essa, di un’area con rocce più malleabili. La natura della Vera Rubin Ridge, infatti, non è ancora del tutto chiara; la cresta presenta due zone distinte e diverse nella colorazione e il colore sembrerebbe connesso al livello di durezza delle rocce. Il fattore che ha causato questo indurimento ancora non è noto, anche se gli esperti pensano che, in passato, un ruolo importante in tal senso possa essere stato svolto dallo scorrere di acque sotterranee. Il team della missione spera di avere delle risposte dai due prossimi prelievi di campioni che Curiosity effettuerà nella zona, previsti nel mese corrente. Dopo questa perlustrazione, il rover punterà verso un nuovo obiettivo, pianificato per ottobre: un’area del Monte Sharp ricca di argilla e solfati.

 

Circa l'autore

Valeria Guarnieri

Nata in tempo utile per vivere sin dall'inizio il fenomeno Star Wars, lavora in ASI dal 2000 e dal 2011 si occupa di comunicazione web presso l'Unità Relazioni Esterne e URP dell'ente. Dedica la maggior parte del tempo libero alla montagna, suo grande amore.

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