Select Page

Asteroidi, dal meteo un alleato a sorpresa

Asteroidi, dal meteo un alleato a sorpresa

DIFESA PLANETARIA/Il rilevatore di fulmini Glm a bordo dei satelliti Goes 16 e 17 può tracciare anche corpi estranei nell’atmosfera terrestre. Lo afferma un recente studio pubblicato su Meteoritics and Planetary Science

Valeria Guarnieri2 agosto 2018

Un aiuto inaspettato per il monitoraggio di oggetti celesti che possono entrare nell’atmosfera del nostro pianeta e costituire una minaccia: è quello che può fornire Glm (Geostationary Lightning Mapper), sensore inizialmente ideato per rilevare i fulmini ed installato a bordo dei satelliti meteo Goes (Geostationary Operational Environmental Satellite) 16 e 17, gestiti dalla Noaa (National Oceanic and Atmospheric Administration). Infatti, secondo uno studio coordinato dall’Ames Research Center della Nasa, lo strumento in questione è in grado di rilevare anche i segni del passaggio di meteoriti nell’atmosfera e può offrire un valido supporto nell’attività di controllo e difesa da questi ospiti indesiderati. La ricerca è stata presentata nell’articolo “Detection of meteoroid impacts by the Geostationary Lightning Mapper on the GOES‐16 satellite”, pubblicato recentemente sulla rivista Meteoritics and Planetary Science.

Il team della ricerca, che annovera anche studiosi impegnati nell’Ames Asteroid Threat Assessment Program della Nasa, ha notato che Glm riesce a rilevare i meteoriti quando diventano più luminosi della Luna piena; questi oggetti così brillanti sono definiti bolidi e derivano principalmente dall’impatto di piccoli asteroidi. Lo strumento, costruito dalla Lockheed Martin, scatta 500 immagini della Terra al secondo dall’orbita geostazionaria. Gli esperti impegnati nella modellistica relativa agli asteroidi ritengono che l’altitudine oltre la quale questi oggetti riversano la loro energia cinetica determini il livello di pericolosità delle onde d’urto che possono causare danni sulla Terra. I dati raccolti da Glm possono costituire un valido aiuto nella modellistica perché consentono di tracciare i profili dei bolidi in base alla luminosità e di aggiornare il sistema di reportistica ad essi relativo.

In un primo momento gli scienziati si sono stupiti di questa nuova capacità di Glm, dato che i fulmini sono molto brevi e che i segnali luminosi dei bolidi sono relativamente più lunghi. Il motivo per cui lo strumento è riuscito a coglierli, senza che il suo filtro li eliminasse, è dovuto al fatto che è stato progettato per rilevare anche i fulmini di lunga durata, particolarmente pericolosi perché possono scatenare incendi boschivi. I dieci bolidi analizzati nell’articolo sono stati osservati dal primo strumento Glm, quello a bordo di Goes-16, lanciato nel novembre 2016. La prima traccia di un bolide è stata registrata dal sensore il 6 febbraio 2017, giornata in cui oltre 500 persone hanno detto di aver visto un meteorite nel cielo del Wisconsin; i frammenti, secondo gli studiosi, sono probabilmente caduti nel lago Michigan. Gli altri bolidi hanno mostrato un comportamento diverso nella frammentazione; tra questi uno che ha provocato uno sciame di frammenti in Canada e un altro che ha dato luogo ad una vasta esplosione sopra l’Oceano Atlantico occidentale.

Autore

Valeria Guarnieri

Nata in tempo utile per vivere sin dall'inizio il fenomeno Star Wars, lavora in ASI dal 2000 e dal 2011 si occupa di comunicazione web presso l'Unità Relazioni Esterne e URP dell'ente. Dedica la maggior parte del tempo libero alla montagna, suo grande amore.

NEWSLETTER

iscrizione newsletter

Tweet spaziali

IL SITO DELL’ASI

ASITV

I PODCAST