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Esopianeti abitabili? Dipende dalla luce della loro stella

Esopianeti abitabili? Dipende dalla luce della loro stella

SU SCIENCES ADVANCES/Individuato un gruppo di esopianeti dove si potrebbe sviluppare la vita

Ilaria Marciano2 agosto 2018

Secondo un nuovo studio, le possibilità che la vita si sviluppi sulla superficie di un pianeta roccioso come la Terra sono collegate al tipo e all’intensità della luce emessa dalla sua stella. La nuova teoria sostiene che la luce ultravioletta emessa dalle stelle sarebbe sufficiente ad alimentare una serie di reazioni chimiche, che porterebbero alla formazione dei ‘mattoni’ della vita. A capo dello studio, un team di ricercatori dell’Università di Cambridge che ha identificato un gruppo di esopianeti su cui si potrebbero verificare le stesse condizioni chimiche che avrebbero permesso alla vita di svilupparsi sulla Terra; su questi corpi celesti la luce Uv della loro stella ospite è sufficiente a consentire che queste reazioni abbiano luogo. Il gruppo di esopianeti in questione si trova all’interno della zona definita dai ricercatori di “abiogenesi“, in cui potrebbe esistere acqua liquida sulla loro superficie.

“Questo lavoro ci consente di restringere i posti migliori in cui cercare la vita”, ha detto Paul Rimmer, primo autore del paperIl nuovo articolo unisce la chimica organica e la ricerca sugli esopianeti e si basa sul lavoro di John Sutherland, un coautore dell’articolo, che studia l’origine chimica della vita sulla Terra.

Dopo diversi esperimenti in laboratorio – dove il team ha ricreato le reazioni chimiche favorevoli alla vita sotto lampade Uv, generando i precursori di lipidi, amminoacidi e nucleotidi, che sono tutti componenti essenziali di cellule viventi – i ricercatori hanno provato a misurare la quantità di luce Uv presente negli esopianeti target, in orbita attorno alle stelle. Il risultato dello studio ha rivelato che le stelle con la stessa temperatura del nostro Sole emettono abbastanza luce da permettere agli elementi costitutivi della vita di formarsi sulla superficie dei loro pianeti. Tra quelli identificati nello studio, ci sono diversi pianeti rilevati dal telescopio Kepler, tra cui Kepler 425b, pianeta soprannominato “cugino” della Terra. Secondo recenti stime, ci sono almeno 700 milioni di miliardi di pianeti simili alla Terra nell’universo osservabile. Ora non ci resta che aspettare che i telescopi di prossima generazione, come Tess e James Webb, possano identificare e caratterizzare molti altri pianeti che si trovano nella zona di abiogenesi.

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