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Tracce di supernova per Spitzer

Tracce di supernova per Spitzer

EVOLUZIONESTELLARE/Il telescopio della Nasa, che si appresta a festeggiare 15 anni nello spazio, ha osservato i resti della supernova Hbh 3, ritenuti tra quelli di più ampie dimensioni nella Via Lattea

Valeria Guarnieri3 agosto 2018

Filamenti rossi di gas energizzato che si diramano tra le stelle e spiccano sullo sfondo scuro dello spazio: sono quanto rimane di Hbh 3, una supernova esplosa in un arco di tempo compreso tra 80mila e un milione di anni fa. Ad immortalare i resti dell’oggetto celeste è stato il telescopio Spitzer della Nasa, che il prossimo 25 agosto taglierà il traguardo del suo 15esimo anno a spasso nel cosmo. Le ‘spoglie’ di Hbh 3 – osservate per la prima volta nel 1966 con i radiotelescopi – presentano delicate ramificazioni di materiale gassoso, reso scintillante dall’onda d’urto provocata dall’esplosione della supernova; in questo modo, le molecole di gas si sono caricate di energia, irraggiando luce infrarossa. I resti di Hbh 3 misurano circa 150 anni luce di diametro e sono considerati tra i più estesi della Via Lattea.

La vasta zona bianca visibile sulla sinistra non fa parte di Hbh 3, ma è un insieme di regioni di formazione stellare, classificate con le sigle W3W4 e W5. Nel 2016 il telescopio Fermi della Nasa ha individuato una fonte di raggi gamma in quest’area; secondo gli astronomi, l’emissione dovrebbe provenire da una delle nursery stellari, influenzate dalle particelle cariche di energia scagliate dall’esplosione della supernova. Nell’immagine realizzata da Spitzer, che scruta l’Universo nell’infrarosso, le lunghezze di onda di 3,6 micron sono rese in blu e quelle di 4,5 micron in rosso. Il colore bianco delle nursery stellari, invece, è il risultato di una combinazione di ambedue le lunghezze d’onda, mentre i filamenti di Hbh 3 sono visibili solo a 4,5 micron.

Spitzer, inizialmente progettato per avere una vita tecnica di 2,5 anni, fa parte del Great Observatories Program della Nasa, una squadra di quattro osservatori spaziali che scandagliano il cosmo in base a differenti tipologie di luce; gli altri tre componenti sono Hubble (luce visibile), Compton (raggi gamma), e Chandra (raggi X). La particolare sensibilità degli strumenti di Spitzer permette agli astronomi di osservare quelle aree dell’Universo che non sono visibili per i telescopi ottici, come sistemi planetari in formazione, culle stellari ricche di polveri e zone centrali di galassie. Inoltre, lo sguardo infrarosso di Spitzer è in grado di vedere oggetti particolarmente freddi nello spazio, ad esempio nane brune, nubi molecolari e molecole organiche.

Autore

Valeria Guarnieri

Nata in tempo utile per vivere sin dall'inizio il fenomeno Star Wars, lavora in ASI dal 2000 e dal 2011 si occupa di comunicazione web presso l'Unità Relazioni Esterne e URP dell'ente. Dedica la maggior parte del tempo libero alla montagna, suo grande amore.

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