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Oppy, dacci un segno

Oppy, dacci un segno

Il rover Opportunity ha interrotto i contatti dallo scorso 10 giugno a causa di una potente tempesta di sabbia su Marte. Ma ora il meteo sul pianeta rosso sembra migliorare, e la Nasa spera di ristabilire il collegamento

Giulia Bonelli20 agosto 2018

Sono passati oltre due mesi dall’ultima volta che Opportunity, il rover quasi quindicenne in missione sulla superficie di Marte, ha chiamato casa. L’ultima ‘telefonata’ risale al 10 giugno scorso, prima che il pianeta rosso venisse investito da un’intensa tempesta di sabbia – secondo gli esperti, una delle più fitte mai osservate. La bufera, che ha raggiunto un’estensione pari ai territori del Nord America e della Russia messi insieme, ha sorpreso Oppy nella Perseverance Valley del cratere Endeavour. Qui il rover della Nasa è stato costretto a una vacanza forzata: i pannellisolari che lo alimentano si sono infatti ricoperti di sabbia, e questo ha impedito qualunque tentativo di ripristinare i contatti.

Per questo all’agenzia spaziale statunitense non è restato altro da fare se non monitorare la tempesta, grazie alle sonde in orbita attorno a Marte (MroMars Odyssey e Maven) e all’altro esploratore robotico attivo sul pianeta rosso, Curiosity, che essendo alimentato da una batteria nucleare non è stato fermato dalla bufera. Ed è proprio grazie ai dati raccolti da questa squadra di monitoraggio che negli ultimi giorni si sono riaccese le speranze di ristabilire il collegamento con Opportunity: le ultime osservazioni mostrano che la polvere si sta lentamente depositando, il che fa pensare che la tempesta si sia finalmente placata.

Calando la polvere, i pannelli solari del rover potrebbero presto essere nuovamente raggiunti dalla luce, riattivando così l’elettronica di bordo.  In base ai calcoli dei tecnici della Nasa, questo può avvenire solo con l’abbassamento della cosiddetta profonditàottica fino a un valore inferiore a 2 tau. Si tratta di un’unità di misura che indica l’opacità dell’ambiente circostante: più il valore è alto, più l’ambiente è opaco e meno la luce solare è visibile. Per intenderci, la profondità ottica media su Marte nella zona in cui si trova Opportunity è 0,5 tau, mentre durante la tempesta di sabbia il valore è salito a 10.8. Ora 2 tau è stata identificata come la soglia critica sotto la quale il rover può essere in grado di ricaricare le batterie e tornare in funzione. Ma anche nella migliore delle ipotesi, precisa la Nasa, Oppy non tornerà subito a lavorare a pieno ritmo: “Al primo segnale mandato dal rover – scrive l’agenzia in una nota – potrebbero seguire settimane di silenzio prima di un nuovo contatto. È come un paziente che esce dal coma: ci vuole tempo per una ripresa completa.”

 

Variazione dell’opacità dell’atmosfera marziana a causa della tempesta di polvere (Nasa)

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