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Ad Astra, la fantascienza scenario psicologico

Anteprima del film Ad Astra, lunedì sera presso l’Auditorium Luigi Broglio dell’Agenzia Spaziale Italiana. Il nuovo film della 20th Century Fox con protagonista Brad Pitt, recentemente presentato al Festival della Cinema di Venezia, è stato accolto dal pubblico della rassegna #SpazioCinema, realizzata da ASI in collaborazione con il Giornale dello Spettacolo del gruppo editoriale Globalist.it. Ad assistere all’anteprima, tra gli altri, il Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, generale Alberto Rosso, il Presidente del VI municipio, Roberto Romanelli, tra gli ideatori della rassegna Avvistamenti realizzata in collaborazione con Asi e Biblioteche di Roma, il neo presidente dell’INFN, Antonio Zoccoli, accompagnato dai vicepresidenti Antonio Masiero e Eugenio Nappi.

La serata, condotta come di consueto dal capo delle relazioni esterne di Asi, Francesco Rea, ha visto quali relatori Marino Crisconio dell’Unità Volo Umano dell’Agenzia spaziale italiana, Marco Spagnoli critico cinematografico e documentarista e Mark Ulan, autore delle musiche del film Ad Astra e premio Oscar con Quentin Tarantino per il film Bastardi senza Gloria.

Il film. L’ambientazione spaziale fa da contorno innovativo e inconsueto ad una trama che potrebbe aver luogo in vari ambiti scenografici nel rispetto dei concetto psicologici alla base del film: la solitudine, la ricerca di se stessi, il rapporto/conflitto con il padre. Ogni parte e tempo del nostro pianeta, dalla guerra in Vietnam di Apocalypse Now, come ricordato da Marco Spagnoli, alle profondità dell’oceano di Sfera, avrebbe fatto da giusto contraltare a questo film profondamente intimista e segnato da un ritmo lontano il più delle volte dall’avventura che il trailer ne evidenzia. Non che non ci siano momenti suspence, ma non sono la componente principale della storia. Sono di contorno, a renderla meno prevedibile, meno Bergmaniana.

In questa dimensione il film ha una sua completezza: l’aridità di un uomo reso tale dalla “fuga” del padre, la riscoperta di una sensibilità nello scoprirne la permanenza in vita di questi, la visione ottimista dell’altra faccia della medaglia, che si oppone al pessimismo della negatività. Un film che inoltre ci regala un Brad Pitt decisamente in crescita dal punto di vista della recitazione, un po’ come negli ultimi anni, Hollywood ha saputo regalarci autori maturi sorti dalle ceneri di giovani attori prevalentemente inespressivi.

La fantascienza. Più fanta che scienza. Se la premessa del film, un possibile cataclisma cosmico minaccia la terra, ha una sua qualche corrispondenza ad uno scenario credibile, come ha testimoniato il vicepresidente dell’INFN, Antonio Masiero, interpellato dal moderatore, il resto del racconto è decisamente fantascientifico. Una capacità umana di percorrere il sistema solare ad una velocità ad oggi, e non solo oggi, inimmaginabile; prodezze nel vuoto sconosciute alle leggi della fisica; una staticità del cosmo che solo l’oscurantismo di Tolomeo, giustificato dall’epoca in cui visse, e dei terrapiattisti, questi con meno giustificazioni, potrebbe apprezzare. A questo si affianca uno scenario più credibile anche se non ottimista. I predoni lunari, con il nostro satellite oggetto di concessioni minerarie, un po’ come il klondike di metà ‘800 a cui Globalscience ha dedicato la copertina del suo ultimo numero.

Quest’ultima parte può essere vista con la stessa filosofia del film. C’è sempre il rovescio della medaglia, un modo diverso di guardare le cose: positivamente e negativamente. Alla fine l’improbabile, l’impossibile, il poco credibile possono essere spunto per parlare del probabile, del possibile e del realmente credibile: ciò che non è scienza può essere portato ad esempio della scienza. E quindi il film Ad Astra alla fine ha un pregio anche in questo, nel porre spunti che smentendo la fantasia dei suoi autori, mette in luce una realtà che altrimenti non sarebbe possibile raccontare, o meglio non avremmo occasione di farlo.

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