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Anche nello spazio si riciclano i ‘rifiuti’

Anche nello spazio si riciclano i ‘rifiuti’

La raccolta differenziata varca i confini terrestri e raggiunge le profondità del cosmo: è quanto avviene per i materiali espulsi dalle stelle morenti che non si disperdono inutilmente, ma sono recuperati per formare nuovi astri e successivamente pianeti. Questo sistema di gestione dei ‘rifiuti cosmici’ è al centro di un nuovo studio, curato da un team dell’Università del Kent (Centre for Astrophysics & Planetary Science) e pubblicato su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society (articolo: Numerical simulations of wind-driven protoplanetary nebulae – II. Signatures of atomic emission”). Gli autori della ricerca, che si sono basati su simulazioni informatiche, ritengono che questi processi di riutilizzo possano aver avuto un ruolo importante nello sviluppo delle prime forme di vita. Da tempo è noto che gli elementi indispensabili per la vita non erano presenti agli albori dell’Universo; il carbonio e l’ossigeno, ad esempio, si formano nelle profondità delle stelle e vengono rilasciati nell’ambiente circostante quando esse esplodono. Meno chiari i meccanismi che portano alla diffusione di questi elementi quando gli astri non hanno un finale così estremo.

Il gruppo di lavoro ha utilizzato modelli 2D per mappare l’andamento della luce stellare in differenti condizioni ambientali e in questo modo ha individuato come il materiale emesso venga mescolato con il gas interstellare per ‘dare il la’ a nuovi oggetti celesti. Gli astrofisici hanno simulato la formazione di una nebulosa protoplanetaria (un’entità che si sviluppa quando una stella giunge alla fase finale della sua evoluzione), modellando la nascita di un guscio di materiale che viene rilasciato man mano che l’astro invecchia. La simulazione ha mostrato come il gas e l’energia espulsi ritornino nell’Universo e sotto quali forme: infatti, gli elementi prodotti dalle stelle al capolinea vengono trasferiti tramite un processo di frammentazione e riciclati in nuovi oggetti celesti.

Secondo gli studiosi, che si sono particolarmente centrati sull’evoluzione delle giganti rosse, questi gusci dovrebbero essere transitori: se fossero stabili e rimanessero intatti, la vita non si sarebbe sviluppata. La maggior parte di tali involucri destinati ad infrangersi dovrebbe essere fredda e molecolare, mentre quelli caldi e atomici avrebbero una condizione di maggiore stabilità. Il gruppo di lavoro ritiene che le prime forme di vita si siano sviluppate nel momento in cui questi processi di riutilizzo dei materiali avevano raggiunto il picco massimo.

Autore

Valeria Guarnieri

Nata in tempo utile per vivere sin dall'inizio il fenomeno Star Wars, lavora in ASI dal 2000 e dal 2011 si occupa di comunicazione web presso l'Unità Relazioni Esterne e URP dell'ente. Dedica la maggior parte del tempo libero alla montagna, suo grande amore.

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