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Cinque cose da sapere sugli asteroidi

Cinque cose da sapere sugli asteroidi

Traduzione dell’articolo di Dimitri Veras e James Blake,  comparso su Phys.org

 

Gli asteroidi rappresentano una connessione diretta tra la Terra e lo spazio interplanetario. Le ‘tracce’ che lasciano quando giungono a noi sono sicuramente un promemoria per ricordarcelo: dall’estinzione dei dinosauri, al Cratere di Barringer in Arizona, fino ad arrivare all’episodio più recente, risalente al 2013, in cui un meteoroide di circa quindici metri di diametro è entrato in atmosfera frantumandosi sopra la città di Celjabinsk. Eppure altrove, nell’universo, gli asteroidi non causano solo danni collaterali, ma potrebbero anche portare la vita da un pianeta all’altro.

Mentre il mondo è concentrato sulle future missioni di esplorazione verso la Luna e Marte, non bisogna sottovalutare l’importanza dello studio e del monitoraggio di questi oggetti. Ecco quindi cinque buoni motivi per cui gli asteroidi meritano una certa considerazione.

 

  • Potrebbero ucciderci

Forse come inizio non è dei migliori, ma partirei col dire – forse per qualcuno invano – niente panico. Ad oggi l’evento più significativo rimane quello di Celjabinsk che comunque non ha registrato nessuna vittima. I programmi di monitoraggio attuali forniscono un valido aiuto per registrare e osservare l’andamento di questi oggetti. Secondo i dati ottenuti, sono sei gli asteroidi con una traiettoria atipica ma la probabilità che possano scontrarsi con la terra nei prossimi decenni è veramente molto bassa.

 

  • Possono contenere acqua

Visto? Non solo disgrazia ed estinzione di massa. Gli asteroidi potrebbero essere i responsabili dello sviluppo della vita proprio sulla Terra poiché sono ricchi d’acqua. Tutti i recenti studi su questi affascinanti e complessi oggetti del cosmo lo confermano, come ad esempio i dati raccolti su Itokawa, osservato dalla sonda spaziale giapponese Hayabusa fino ad arrivare ai dati sul più grande asteroide conosciuto finora, Cerere.

 

  • Ci dicono come si è formato il Sistema Solare

Come resti della formazione del nostro Sistema Solare gli asteroidi potrebbero contenere informazioni preziose per capire come tutto è nato e si è evoluto. La loro superficie non risente di erosione come quella terrestre poiché non hanno atmosfera. Questo significa che i crateri sulla superficie di questi oggetti si trovano in un perfetto stato di conservazione grazie al quale è possibile osservare tutti gli impatti che hanno subito negli ultimi quattro miliardi di anni. Una sorta di memoria storica dell’Universo.

 

  • Ci aiutano a comprendere come morirà il Sistema Solare

Tutto ciò che inizia ha una fine, si sa. Tra cinque miliardi di anni, quando l’idrogeno all’interno del Sole si esaurirà e la nostra stella diventerà una nana bianca, calerà il sipario sul nostro pianeta.  Durante questa trasformazione il Sole si ingrandirà fino ad inghiottire Mercurio Venere e forse anche la Terra.

Gli scienziati osservano regolarmente i resti di frammenti di asteroidi all’interno delle atmosfere di altre nane bianche, per questo motivo questi oggetti ricoprono un ruolo importante poiché la loro analisi può rivelare diversi dati sul processo di ‘black out’ che caratterizza i sistemi stellari. Inoltre,questi preziosi oggetti del cosmo potranno aiutare gli scienziati a scovare luoghi ideali ad ospitare future colonie spaziali.

 

  • Potrebbero trasportare la vita

Conosciamo solo le conseguenze ‘negative’ di un impatto con un asteroide. Ma se invece potesse fungere come mezzo di trasporto per la vita? Un impatto abbastanza grande produrrebbe così tanta energia da espellere tutto il materiale dalla superficie di un pianeta. E se il pianeta in questione fosse abitabile, gran parte del materiale espulso potrebbe diventare una ‘nave da trasporto’ per i microrganismi resistenti, che potrebbero avere una chance di sopravvivere nel viaggio interplanetario prima di approdare su un nuovo pianeta (e resistere quindi anche all’ingresso in atmosfera del nuovo mondo, incluso un ulteriore impatto sulla superficie).

La vasta gamma di sistemi planetari potenzialmente abitabili scoperti dagli astronomi negli ultimi anni non fa che confermare questa ipotesi. Come ad esempio il sistema Trappist-1, composto sette pianeti in orbita ad una stella dodici volte più piccola del nostro Sole, a soli 39 anni luce di distanza. Tutti e sette i pianeti hanno all’incirca le stesse dimensioni della Terra e non sono molto distanti l’uno dall’altro, il che significa che in caso di impatto da asteroidi, i microrganismi potrebbero arrivare da un pianeta all’altro. Se il pianeta di destinazione offre condizioni favorevoli allo sviluppo della vita, i microrganismi avrebbero una chance in più di sopravvivere.

 

 

 

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