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Falde acquifere e oceani: legame da monitorare via satellite

Falde acquifere e oceani: legame da monitorare via satellite

Acqua sempre sotto stretta sorveglianza: il prezioso liquido, minacciato dai capricci del clima e da un uso poco razionale in molte attività umane, è più che mai al centro dell’attenzione ed è protagonista di un nuovo studio, che evidenzia come il monitoraggio dallo spazio possa fare la differenza. La ricerca, appena pubblicata su Geophysical Reserach Letters, è stata coordinata dall’Università dell’Ohio e ha visto il coinvolgimento del Jet Propulsion Laboratory della Nasa per quanto riguarda l’utilizzo di dati satellitari. L’indagine si è particolarmente focalizzata su tema ancora poco studiato: il legame tra falde acquifere e oceani, nei luoghi in cui l’acqua dolce si imbatte in quella marina. Per la prima volta, infatti, è stata realizzata una mappa delle zone costiere di quasi tutto il globo in cui avviene questo incontro, con lo scopo di tutelare sia l’acqua potabile che i mari.

Combinando dati satellitari e modelli climatici, i ricercatori hanno notato che lo sbocco delle acque di falda in mare, in circa la metà dei casi, avviene nelle zone costiere vicine ai Tropici e si verifica con più intensità nelle aree situate presso le faglie attive (come quella di Sant’Andrea in California). Le regioni stabili da un punto di vista tettonico sono poco interessate da questo fenomeno, così come quelle più aride in cui le già scarse falde acquifere sono minacciate dall’invasione dell’acqua salata. Secondo gli studiosi, lo sbocco delle acque dolci continentali è una strategia naturale di difesa contro l’intrusione di quelle marine, un processo che colpisce soprattutto le aree dove, a causa della scarsità delle falde, il prelievo delle acque sotterranee è particolarmente intenso (ad esempio, in California – foto Nasa in alto). La mappa, in alta risoluzione, potrà fornire ai geologi un ottimo strumento di lavoro per monitorare questo complesso rapporto tra le due tipologie di acqua. Tale controllo, infatti, risulta molto più complesso rispetto a quello che si può effettuare per mari, laghi e fiumi perché la fuoriuscita delle acque di falda avviene in maniera non direttamente visibile.

Un altro scopo di questo tipo di monitoraggio riguarda il materiale che le acque sotterranee portano con sé e che può influenzare le acque di superficie, composti chimici inquinanti e sostanze nutrienti; tra queste ultime, i nitrati, in grado di provocare uno sviluppo abnorme della fioritura algale con pesanti conseguenze per l’acqua potabile e la fauna ittica. Lo studio, che può aiutare le comunità costiere a gestire in maniera ottimale le risorse idriche, mette in evidenza come dalla tecnologia spaziale possano derivare strumenti e applicazioni per tutelare l’ambiente. Gli autori, infine, hanno posto soprattutto l’accento su due importanti dati di fatto, la fragilità delle falde acquifere e la connessione fra tutte le acque terrestri: quindi, le azioni che si compiono su quelle territoriali e di falda finiscono per avere un effetto anche sui mari e viceversa.

Autore

Valeria Guarnieri

Nata in tempo utile per vivere sin dall'inizio il fenomeno Star Wars, lavora in ASI dal 2000 e dal 2011 si occupa di comunicazione web presso l'Unità Relazioni Esterne e URP dell'ente. Dedica la maggior parte del tempo libero alla montagna, suo grande amore.

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