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Un ‘corpo estraneo’ stellare nel Gran Carro

Un ‘corpo estraneo’ stellare nel Gran Carro

Il suo nome è un complesso codice alfanumerico e la sua composizione chimica la rende differente da tutte le sue ‘colleghe’ presenti nella Via Lattea: si tratta di J1124+4535, una stella che fa parte del Gran Carro (asterismo dell’Orsa Maggiore) ma che, a livello chimico, ha molto in comune con astri situati in galassie nane vicine alla nostra. È quanto afferma uno studio recentemente pubblicato su Nature Astronomy (articolo: “Evidence for the accretion origin of halo stars with an extreme r-process enhancement”); l’indagine, basata sui dati dei telescopi Lamost e Subaru, è stata condotta da un team di astronomi cinesi e giapponesi, coordinati dalla Cas (Chinese Academy of Sciences).

J1124+4535 è stata osservata per la prima volta nel 2015 con il telescopio cinese Lamost (Large Sky Area Multi-Object Fibre Spectroscopic Telescope) e nel 2017 ne sono state realizzate immagini ad alta risoluzione con il telescopio giapponese Subaru: dall’analisi del materiale, specie dello spettro, gli studiosi hanno ipotizzato che la stella si sia formata in una galassia nana che poi è entrata in collisione con la Via Lattea, ‘abbandonando’ J1124+4535 nel nostro vicinato cosmico. I dati spettrali, infatti, presentano, un identikit chimico del tutto singolare: la stella – un unicum nella Via Lattea – presenta livelli molto bassi di elementi metallici come il magnesio, mentre ha quote piuttosto elevate di europio, un elemento pesante che nella tavola periodica è classificato nel gruppo delle Terre Rare.

La composizione chimica degli astri rispecchia quella delle nubi di gas e polveri in cui essi si sono formati: le stelle vicine fra loro sono state plasmate dagli stessi materiali e presentano una ‘carta d’identità’ chimica simile. Quando un astro ha un profilo chimico che si distacca dai suoi vicini, scatta un campanello d’allarme e gli scienziati si mettono subito in caccia del suo luogo di nascita. Studi precedenti hanno dimostrato che la Via Lattea ha avuto un processo di formazione piuttosto turbolento, caratterizzato da collisioni con galassie minori e assorbimenti di alcune di esse; nell’immagine in alto, un frame di una simulazione relativa a questi processi (Credits: Takayuki Saito/Takaaki Takeda/Sorahiko Nukatani/4D2U Project, Naoj). Le stelle povere di elementi metallici, come quella esaminata nello studio, sono comunemente diffuse nelle galassie nane che orbitano intorno alla Via Lattea; J1124+4535, quindi, sarebbe una sorta di ‘cimelio chimico’ delle antiche fusioni che hanno plasmato la nostra galassia miliardi di anni fa.

 

Autore

Valeria Guarnieri

Nata in tempo utile per vivere sin dall'inizio il fenomeno Star Wars, lavora in ASI dal 2000 e dal 2011 si occupa di comunicazione web presso l'Unità Relazioni Esterne e URP dell'ente. Dedica la maggior parte del tempo libero alla montagna, suo grande amore.

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