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Esopianeti in ‘pendenza’

Esopianeti in ‘pendenza’

Hanno una configurazione singolare e le loro orbite sembrano aver subito l’azione intensa di qualche meccanismo sconosciuto: si tratta di una serie di esopianeti in coppia, la cui particolare inclinazione ha attirato la curiosità degli astronomi dell’Università di Yale. La ricerca, che è stata supportata dall’Istituto di Astrobiologia della Nasa e dal National Science Foundation Research Fellowship Program, si è focalizzata sull’analisi della posizione dei poli degli oggetti celesti presi in considerazione ed è stata pubblicata oggi nell’edizione online di Nature Astronomy (articolo: “Obliquity-driven sculpting of exoplanetary systems”).

I dati raccolti dalla missione Kepler della Nasa hanno evidenziato che circa il 30% delle stelle simili al Sole ospita degli esopianeti definiti ‘super Terre’. Questi corpi celesti, di dimensioni comprese generalmente tra quelle della Terra e di Nettuno, hanno orbite quasi circolari e complanari e impiegano meno di 100 giorni per girare intorno alla loro stella. Gli studiosi, però, hanno notato che un buon numero di questi pianeti si presenta in coppia e con orbite che si trovano appena fuori dei naturali punti di equilibrio; una configurazione strana che ha fatto discutere la comunità scientifica per quasi un decennio e cui ora gli astronomi dell’Università di Yale cercano di dare una risposta.

Per gli autori della ricerca una spiegazione può essere trovata nell’obliquità, vale a dire il livello di inclinazione tra l’asse di un pianeta e la sua orbita. Quando questo genere di corpi celesti presenta un’inclinazione assiale così ampia, le loro forze sono particolarmente efficienti nel prosciugare l’energia orbitale e questa intensa dissipazione mareale influisce sulle orbite. Secondo il gruppo di lavoro, esiste una connessione diretta tra l’inclinazione di questa tipologia di esopianeti e le loro caratteristiche fisiche – quali clima, tempo atmosferico e circolazione globale – che possono risultare condizionate. Ad esempio, su pianeti di questo genere le stagioni sono più estreme e i fenomeni atmosferici seguono schemi inusuali. La scoperta, quindi, può aprire nuovi scenari nello studio e nella modellistica relativi agli esopianeti e alle loro caratteristiche, soprattutto per quanto riguarda il clima e l’abitabilità.

Autore

Valeria Guarnieri

Nata in tempo utile per vivere sin dall'inizio il fenomeno Star Wars, lavora in ASI dal 2000 e dal 2011 si occupa di comunicazione web presso l'Unità Relazioni Esterne e URP dell'ente. Dedica la maggior parte del tempo libero alla montagna, suo grande amore.

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