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‎Acchiappadetriti fa centro: promosso

‎Acchiappadetriti fa centro: promosso

Esame superato con successo per un arpione a caccia di spazzatura spaziale. Testato per la prima volta nello Spazio nell’ambito della missione RemoveDebris, l’acchiappadetriti ha raggiunto il suo scopo, catturando un rottame metallico. Grande come una penna e in titanio, l’arpione è una delle soluzioni messe a punto dagli ingegneri della società Airbus nel Regno Unito per ripulire lo Spazio dai rifiuti accumulati in 60 anni di esplorazioni. Sparato alla velocità di 20 metri al secondo contro un pannello metallico collegato al satellite da un’asta in fibra di carbonio, l’arpione ha centrato l’obiettivo penetrando il finto detrito e recuperandolo.

(Image: © Airbus/il Consorzio RemoveDebris)

“E’ stato un test davvero riuscito, abbiamo fiducia nella tecnologia sviluppata” ha detto Alastair Wayman responsabile della progettazione dell’esperimento per Airbus. Dopo tre giorni di raccolta dati, il team di controllo da Terra, al Surrey Space Centre, ha accertato l’effettiva riuscita dell’esperimento, e ha catturato la dinamica in un video slow motion. “Il comportamento in orbita del dispositivo è stato molto simile a quanto accaduto nei test a Terra. Le variabili dell’ambiente spaziale non hanno impattato sul funzionamento” ha aggiunto Wayman.

RemoveDebris è stato sviluppato dal Surrey Space Centre dell’Università del Surrey, con un lavoro di ricerca coordinato dal’italiano Guglielmo Aglietti che ha commentato: “Il progetto dimostra come, con la collaborazione di industria e ricerca si possano ottenere risultati eccezionali”. Il satellite, grande come un frigorifero, è stato ‎‎ ‎‎lanciato nello spazio‎‎ ‎‎ dalla stazione spaziale internazionale nel giugno 2018 ed ha iniziato a mettere alla prova le sue risorse, prima tra tutte, la capacità di ripescare un cubesat vagante nello Spazio tramite una rete. Dopo il successo dell’arpione, la campagna di test si chiuderà a marzo, quando il satellite aprirà una vela di trascinamento per tornare nell’atmosfera, per poi distruggersi con il calore dell’attrito.

 

Il video in slow motion

 

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