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Marte, sottosuolo in fermento

Marte, sottosuolo in fermento

Un pianeta attivo dal punto di vista geologico, con fenomeni di vulcanismo sotterraneo connessi all’esistenza di acqua liquida nel sottosuolo del suo polo meridionale: è questo il ritratto di Marte che emerge da un recente studio, condotto da due ricercatori del Lunar and Planetary Laboratory dell’Università dell’Arizona e pubblicato su Geophysical Research Letters, la rivista dell’American Geophysical Union (articolo: “Water on Mars, With a Grain of Salt: Local Heat Anomalies Are Required for Basal Melting of Ice at the South Pole Today”). I due scienziati hanno preso come punto di partenza lo studio “Radar evidence of subglacial liquid water on Mars”, pubblicato lo scorso luglio su Science. Questa indagine, frutto di un team composto da ricercatori di enti ed università del nostro Paese (Asi, Inaf, Università degli studi Roma Tre, Università degli Studi D’Annunzio, Cnr e Sapienza Università di Roma), ha messo in rilievo la presenza di acqua liquida e probabilmente salata su Marte, individuata dal radar italiano Marsis, installato a bordo della sonda Mars Express dell’Esa.

Gli autori del nuovo paper non hanno messo in discussione l’esistenza dell’acqua, ma hanno cercato di capire come tale riserva possa essersi formata sotto la calotta polare meridionale del Pianeta Rosso e hanno formulato l’ipotesi di una recente attività vulcanica sotterranea. Gli studiosi, infatti, ritengono che nel sottosuolo del polo sud potrebbe essersi creata una camera magmatica in grado di fornire una quantità di calore sufficiente a produrre il deposito di acqua liquida sotto una coltre di ghiaccio spessa 1,5 chilometri. Il team della ricerca si è basato su simulazioni in laboratorio, utilizzando per i modelli di Marte parametri quali la quantità di calore prodotta dall’interno del corpo celeste e quella dei sali, che avrebbero contribuito allo scioglimento del ghiaccio.

Il ruolo fondamentale, però, nella produzione di questa riserva di acqua liquida spetta al calore e per gli studiosi l’ipotesi più plausibile è appunto un fenomeno di vulcanismo sotterraneo, risalente a circa 300mila anni fa. Il magma, proveniente dalle profondità di Marte, sarebbe risalito verso la superficie senza dare luogo ad eruzioni, ma ad una camera magmatica che dovrebbe fornire calore ancora oggi per produrre acqua liquida. Secondo gli autori, il nuovo studio schiude ulteriori scenari per approfondire la situazione dell’acqua sul Pianeta Rosso. L’esistenza di acqua allo stato liquido è di fondamentale importanza perché ha implicazioni sia per l’eventuale presenza di forme di vita, che per future esplorazioni umane. L’eventuale attività vulcanica, infine, farebbe pensare a Marte come ad un corpo celeste ancora in fermento e potrebbe aggiungere un nuovo tassello alla storia della sua evoluzione.

Autore

Valeria Guarnieri

Nata in tempo utile per vivere sin dall'inizio il fenomeno Star Wars, lavora in ASI dal 2000 e dal 2011 si occupa di comunicazione web presso l'Unità Relazioni Esterne e URP dell'ente. Dedica la maggior parte del tempo libero alla montagna, suo grande amore.

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